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[ giovedì, 08 maggio 2008 ]

la via

C'era ol fornèr, il panettiere, la cui moglie era la Tilde, e nel negozio c'era quasi sempre lei, capelli crespi, naso appuntito che pescava all'ingiù, porro in evidenza, con il grembiale e quel tono di voce che sapevano di tranquille cose buone e di operosità.
Quando a fine mese le portavo il libricino dei conti, non faceva lo sconto neppure di cinque lire, e mi dava qualche caramella, tolta dal barattolo delle meno costose.
Aveva una mamma anziana, che chiamavano la farfala, per come volteggiava in chiesa con le mani per farsi il segno della croce.

C'era ol scarpulì, il calzolaio, mai saputo il suo nome, sempre chino sulle sue scarpe, immerso in scaffali di calzature polverose sistemate o da sistemare; scarpe tante volte riparate, con le forme dei loro possessori ben definite; profumo di colla, di cuoio...ho vivissimo il ricordo del suo viso, della stempiatura brizzolata, della montatura scura di osso dei suoi occhiali, e del buio di quella stanza. Persona di poche parole, schiva, senza una famiglia.
 

C'era ol tabachì,  il tabaccaio, che era anche un'osteria con il gioco del biliardo e tanti tavolini...fumo, odore di vino, avventori ad ogni ora, che giocavano a carte, che giocavano a morra urlando i loro numeri...e d'estate fuori c'era pure il campo delle bocce. Quando entravo lì per qualcosa, un francobollo, un ghiacciolo o altro, mi sentivo un po' a disagio, anche se ero bambina...: troppi uomini. E il dasagio si faceva sempre più greve...man mano crescevo, e sentivo gli sguardi su di me. O i "L'è la sc-eta del dütur" detti a mezza voce oppure conclamati. Quante moto coin i plaids sulla sella, parcheggiate fuori.
Grandi cuoche la mamma e la moglie del tabachì, spesso i loro piatti forti hanno allietato i pranzi domenicali di casa nostra. Il flan di spinaci era divino.

 

...

 

Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 11:47 | plink | commenti (8)