[ giovedì, 30 novembre 2006 ]
Natura, procura, cura, misura e contromisura
<<Recentemente è stato portato all'attenzione dei medici il "disease mongering" ossia la "creazione" di nuove malattie da parte delle case farmaceutiche per aumentare le vendite e l'utile d'impresa.
Gli sperti di comunicazione pubblicitaria hanno capito da tanto che per vendere bene bisogna creare o aumentare il bisogno di un prodotto con strategie ormai ben consolidate che variano secondo la tipologia del prodotto.
Purtroppo nel mondo di oggi poco conta se questo bisogno fa bene o male alla persona o all'ambiente, sono fattori completamente estranei ai calcoli economici. E finché non nasce una nuova economia che introduce come valore economico l'ecologia continueremo a farci del male.
Il creare malattie artificiali è una pratica ormai vecchia e consolidata, non solo da parte delle case farmaceutiche. Basti pensare al parto che da un evento naturale è diventato una specie di malattia che necessita dell'ambiente in tutti i sensi sterile dell'ospedale o addirittura dell'intervento chirurgico con buona pace per i traumi che subiscono i bambini che nascono in un ambiente di questo tipo invece che in casa. Poi ci meravigliamo se i giovano sono difficili da gestire.
Un altro esempio classico è il colesterolo che, poveretto, non c'entra praticamente niente con tutte le malattie cui è stato collegato e il cui valore "ottimale" è stato abbassato ripetutamente per allargare il cerchio dei consumatori (di coloro che devono prendere farmaci o prodotti per abbassarlo. Che poi c'è colesterolo buono e non solo quello cattivo).
La terapia ormonale sostitutiva è un altro esempio di come un processo del tutto naturale, cioè la menopausa, viene trasformato in una patologia per vendere farmaci non solo inutili, ma che causano quello che avrebbero dovuto evitare, come si è scoperto recentemente.
Negli ultimi anni questo lavoro di marketing delle multinazionali del farmaco è diventato sistematico e quello che è peggio è che stato esteso anche ai bambini. Un bambino sano è per sua natura vivace e la sua vivacità aumenta se non si può muovere e sfogare, cosa che non può fare né in casa, né a scuola e se vive in città neanche fuori casa. In più eccitiamo il loro sistema nervoso con i campi elettromagnetici e con un eccesso di zucchero nell'alimentazione. Questo sì che costituisce la base per un buon business! I bambini depressi hanno bisogno di farmaci per tranquillizzarli, come il famigerato Ritalin.
A questo punto basta produrre qualche studio clinico, un bel nome o meglio una sigla per la "malattia" insieme ad una definizione per cui ci stanno tutti e un professore in cerca di fama e di soldi che pubblica qualche articolo sulle riviste specializzate, finanziate dalla pubblicità delle case farmaceutiche, per convincere; scusate, si dice informare i medici della nuova malattia e del bisogno di intervenire con i farmaci. L'iperattività ora si chiama ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) e la diagnosi si basa su comportamenti che possiamo trovare in tutti i bambini: fatica a concentrarsi sui compiti, errori di disattenzione, non ascoltare, difficoltà ad organizzarsi, poca voglia di sostenere sforzi mentali, distrazione da stimoli esterni, scordare le attività quotidiane, non riuscire a stare seduto tutto il tempo richiesto, correre o arrampicarsi in situazioni inadeguate, parlare troppo, risponde prima che la domanda sia terminata, interrompere gli altri, difficoltà ad aspettare e così via. Bastano sei di questi comportamenti per diagnosticare l'ADHD. Molto scientifico: chi stabilisce cosa vuol dire "parlare troppo"? Ora, vi sfido a trovare un bambino non depresso che non manifesti almeno alcuni di questi comportamenti. Un peccato che così tanti genitori non si rendano conto che i loro figli sono malati e hanno bisogno di psicofarmaci...
Si vede che la campagna pubblicitaria non è stata condotta bene, io licenzierei il responsabile...
A proposito, è strano che la campagna dell'influenza aviaria non sia ancora partita, ha reso così bene l'anno scorso!>>
by H. Bösch
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 15:13 | plink |
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letture, sfoghi opinioni, diffondiamoli, il signor r, de rerum natura, mondo leggero, ecco
[ martedì, 28 novembre 2006 ]
pesci rossi
<<(...) Vi chiedo di prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di plasmare la vostra vita, non alla mainera del Dalai Lama o di Gesù - per quanto ritenga che sarebbero senz'altro di aiuto- ma come qualcosa di un po' più terra terra: come il Carassius auratus auratus, volgarmente noto come pesce rosso comune.
C'è chi lo prende in giro, il pesce rosso. Chi non ci pensa due volte a ingoiarlo. Jonas Ornata III, laureato a a Princeton nel 1942, compare nel Guinness dei Primati come colui che ha ingoiato più pesci rossi in un intervallo di quindici minuti, per un crudele totale di trentanove. A sua difesa, però, non credo che Jonas comprendesse la grandezza dei pesci rossi, i magnifici insegnamenti che possono regalarci.
Se vivrete come i pesci rossi potrete sopravvivere alle situazioni più sfavorevoli e negative. Potrete superare avversità che manderanno i vostri compagni - il guppy, il pesce neon- pancia all'aria alle prime avvisaglie. Una rivista pubblicata dall' Associazione Americana Pesci Rossi segnala un episodio davvero increscioso: una sadica bambina di cinque anni aveva scagliato il suo pesce rosso sul tappeto e lo aveva calpestato, non una ma due volte: per fortuna si trattava di un tappeto a pelo lungo e così il tacco non aveva schiacciato completamente il povero esserino. Dopo trenta strazianti secondi lo aveva ributtato nell'acquario. Il pesce sopravvisse per altri quarantasette anni.
Riescono a vivere in uno stagno ghiacciato nel cuore dell'inverno. Vaschette che non vengono pulite per un anno intero. Non muoiono nemmeno per incuria -non immediatamente, almeno. Se abbandonati, tengono duro per tre, talvolta quattro mesi.
Se vivrete come un pesce rosso, vi adatterete, non nel corso di centinaia di migliaia di anni come la maggior parte delle specie, costrette a seguire la trafila della selezione naturale, ma nel giro di appena pochi mesi, addirittura settimane. Date loro un acquario piccolo? Loro vi daranno un corpo piccolo. Acquario grande? Corpo grande. Interno. esterno. Acquari, vaschette. Acqua torbida, acqua chiara. Da soli o in compagnia.
La cosa più incredibile dei pesci rossi, tuttavia, è la loro memoria. Tutti li compiangono per la caratteristica di ricordare solo gli ultimi tre secondi ma, in effetti, essere così saldamente legati al presente è un dono. Sono liberi. Niente crucci su cantonate, scivoloni, passi falsi o traumi infantili. Niente demoni interiori. I loro armadi sono pieni di luce e privi di scheletri. Cosa può essere più corroborante che vedere il mondo per la prima volta, in tutta la sua bellezza, quasi trentamila volte al giorno? Che meraviglia sapere che la tua Età dell'Oro non era quarant'anni fa, quando avevi ancora tutti i capelli, ma appena tre secondi fa e dunque, con ogni probabilità, ancora in corso, in questo preciso momento. E anche in questo istante. E anche in questo istante. Ancora. E anche in questo istante. (...)>>
by Marisha P.

Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 18:24 | plink |
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letture
[ domenica, 26 novembre 2006 ]
Non me la racconti giusta
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 21:00 | plink |
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diario, ecco
Caterina
Che prepari torte con sopra un fiore a forma di frutta, a mo' di spilla. Petali con fettine di mela, nel mezzo una prugna o due ciliegine candite.
"Buongiorno, come sta?"
"Bene bene, grazie" e via un bel sorriso...
Ma il tuo aspetto è sofferente. Non hai più lo stesso sguardo, più lo stesso viso.
E so che domani non ci sarai con la tua dolcezza e pacatezza, perché stai facendo della chemioterapia.
Ti penso molto.
Non c'è vincolo tra noi, non so neppure dove abiti.
Che poi questo non è neanche il tuo Paese.
Ma come me sei madre, donna, essere umano.
Spero che tu sia forte (che è quel che poi stai dimostrando) e che tu possa farcela.
Non aver paura.
Io però, ne ho.
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 19:09 | plink |
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diario
[ giovedì, 23 novembre 2006 ]

Care Persone,
mi attraversa una strana quiete. Strana ma per certi versi molto rilassante. Mi sono ributtata nelle mie evasioni preferite ed ho lasciato un po' perdere cose e persone che tentavo di tenere a galla in maniera univoca.
{Ti voglio bene, ci sono, ma se t'avanzo io vado. Vado oltre. Non te ne faccio una colpa, anzi ! Va benissimo così. Forse anche tu sei...in "piena evasione". E l'augurio più bello che possa farti è quello di godertela come non mai.
O forse pensi che quando i tuoi fantasmi non ti danno tregua sia meglio defilarsi. E va bene anche questo, ti posso capire.}
Che poi chiamarle evasioni forse non è corretto. In fondo non mi estraneo da niente, il mio quotidiano è sempre quello, forse solo più denso e meno subìto. Ma le mie evasioni più che altro sono...invasioni. Del cuore e dell'anima. L'animo umano è davvero qualcosa di straordinario, di misterioso, di profondo e di ...chi più ne ha più ne metta. Non è insondabile, anche se non lo puoi sondare fino in fondo, né il tuo né quello degli altri. Ma quando accadono eventi e situazioni per cui riesci un pochino a dargli un bello sguardo lungo e puro, ti senti... pieno. Al di sopra di ogni cosa pieno d'amore.
-la foto non c'entra niente, ma mi piaceva-
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 19:13 | plink |
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diario
Sto bene
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 14:41 | plink |
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diario
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 10:56 | plink |
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Le grandi taglie...
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 10:38 | plink |
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mondo leggero
[ mercoledì, 15 novembre 2006 ]
Va bene anche per me!
Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 16:34 | plink |
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ecco
Pasticceria è riduttivo...
Mi dicono che a Montirone (BS), vicino al municipio, c'è un posto che chiamare pasticceria è veramente riduttivo.
Lo dico per chi, appassionato di dolci, magari passa da lì e vuole appurare di persona...
QUA

Postato da: NonSoCosaDireAvendoTantoDaDire alle 16:47 | plink |
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curiositÃ







